I dispositivi di accompagnamento familiare hanno subito un cambiamento strutturale dal 1 gennaio 2025. Il trasferimento della competenza di autorità organizzatrice dell’accoglienza del giovane bambino ai comuni ridisegna la mappa dei servizi accessibili alle famiglie. Questo cambiamento di governance modifica profondamente il modo in cui i genitori accedono alle informazioni, ai servizi di custodia e alle prestazioni di supporto alla genitorialità.
Comuni autorità organizzatrici: cosa cambia la legge per il pieno impiego
La legge per il pieno impiego affida ora ai comuni tre missioni operative: rilevare i bisogni delle famiglie con giovani bambini, informare e orientare i genitori, pianificare lo sviluppo dei servizi di accoglienza sul loro territorio. Questo trittico sposta la responsabilità da una gestione nazionale a una gestione locale.
In pratica, questa decentralizzazione impone alle collettività di produrre una diagnosi territoriale aggiornata. Gli eletti locali diventano i punti di contatto diretti delle famiglie per tutto ciò che riguarda l’offerta di custodia, dove in precedenza la CAF e la PMI garantivano la maggior parte dell’orientamento.
Osserviamo che questa riforma crea un effetto leva per i territori già dotati di un tessuto associativo denso, ma rischia di accentuare le disparità nelle zone in cui mancano risorse ingegneristiche. Le famiglie situate in intercomunalità rurali con bassa capacità amministrativa non accedono allo stesso livello di servizio di quelle delle metropoli, e scoprire di più su CCOPF famiglia consente di comprendere meglio i meccanismi di coordinamento tra attori istituzionali e associativi a livello locale.
Servizi itineranti e accesso ai diritti in zona rurale
Concentrare i dispositivi di genitorialità in luoghi fissi esclude meccanicamente le famiglie lontane dai centri urbani. Lo sviluppo di servizi itineranti risponde a questa lacuna di copertura territoriale.

Il Bus delle famiglie, distribuito in Eure-et-Loir dall’Udaf 28, illustra questa logica di avvicinamento. Il dispositivo si concentra su tre assi: accesso ai diritti, supporto alla genitorialità e salute mentale. È co-progettato con i professionisti locali (lavoratori sociali, mediatori, referenti CAF) per adattarsi alle realtà del territorio.
Questo tipo di servizio mobile non sostituisce un sportello permanente. Funziona come un primo contatto che identifica i bisogni, orienta verso i dispositivi esistenti e individua le situazioni di non accesso. Per le famiglie monoparentali rurali, spesso confrontate a problemi di mobilità, questo approccio riduce un ostacolo concreto all’accesso agli accompagnamenti.
I limiti del modello itinerante
Un bus non passa tutti i giorni. La regolarità dei passaggi condiziona la fiducia delle famiglie, e i feedback dal campo mostrano che l’efficacia del dispositivo dipende in larga misura dal coordinamento con le strutture fisse del territorio (CCAS, centri sociali, antenne CAF). Senza questa articolazione, il servizio itinerante rimane un evento occasionale piuttosto che un anello di un percorso di accompagnamento.
Salute mentale genitoriale: un asse ora strutturante
Il percorso genitorialità 2025-2027 integra esplicitamente la salute mentale dei genitori come componente delle politiche di supporto alla genitorialità. Non è più un tema periferico trattato solo dai professionisti della psichiatria.
Il capitolo salute mentale di questo percorso si concentra prioritariamente sull’individuazione dei disturbi psichici perinatali. I professionisti di primo intervento (ostetriche, medici di base, servizi di PMI) sono identificati come attori chiave di questa individuazione precoce. Raccomandiamo alle strutture di accompagnamento familiare di formare i loro operatori a domicilio nella rilevazione dei segnali di allerta, poiché spesso sono i primi a osservare lo stato psicologico di un genitore in difficoltà.

Tecnici di intervento sociale e familiare: un ruolo ampliato
I TISF e gli ausiliari di vita sociale intervengono a domicilio in situazioni di fragilità (nascita, malattia, separazione, decesso). La loro missione supera ampiamente l’aiuto nelle faccende domestiche. Assicurano un accompagnamento educativo e sociale che include:
- Il supporto alla relazione genitore-bambino nei gesti quotidiani (ritmi di vita, sviluppo, cure)
- L’aiuto all’autonomia e all’inserimento sociale delle famiglie confrontate a un evento destabilizzante
- La rilevazione di situazioni di vulnerabilità psichica che necessitano di un orientamento verso professionisti specializzati
L’aiuto e l’accompagnamento a domicilio (AAD), co-finanziato dalle CAF, rimane condizionato alla presenza di almeno un bambino a carico di meno di 18 anni e a un evento che disturba l’equilibrio familiare. Il tariffario di partecipazione finanziaria delle famiglie varia in base alle risorse del nucleo familiare.
Famiglie monoparentali: offerte specifiche in fase di strutturazione
I genitori soli rappresentano un pubblico per il quale i dispositivi generalisti si rivelano spesso insufficienti. Le offerte si moltiplicano: supporto legale, soluzioni di custodia adattate agli orari atipici, aiuto psicologico mirato. Questa segmentazione dei servizi riflette una consapevolezza che i bisogni di una famiglia monoparentale differiscono strutturalmente da quelli di una coppia genitoriale.
Gli attori privati (assicuratori, mutue) investono in questo settore offrendo garanzie che includono custodia di bambini, supporto scolastico e accompagnamento psicologico. Questa dinamica complementare agli aiuti pubblici non deve nascondere una questione centrale: la leggibilità dell’offerta. Un genitore solo, già sotto pressione per il tempo e l’energia, non può navigare tra dieci sportelli per ricostruire un percorso di accompagnamento coerente.
- I CCAS e i centri sociali svolgono un ruolo di porta d’ingresso unica, ma la loro copertura territoriale rimane disuguale
- Le piattaforme digitali della CNAF migliorano l’accesso all’informazione, senza sempre semplificare le procedure amministrative reali
- Le associazioni specializzate (Udaf, reti di genitorialità) offrono accompagnamenti personalizzati ma dipendono da finanziamenti annuali fragili
Il coordinamento tra questi attori rimane il punto debole del sistema. Un genitore che accumula bisogno di custodia, difficoltà finanziaria e fragilità psichica dovrebbe poter accedere a un percorso integrato piuttosto che a una somma di dispositivi compartimentati. È la fluidità tra i servizi che determina la loro reale efficacia, non il loro numero.



