La sofrologia occupa un posto crescente nell’offerta di benessere in Francia. Tuttavia, il titolo di sofrologo non è protetto da alcun diploma di Stato, alcun ordine professionale, alcuna iscrizione al repertorio condiviso dei professionisti della salute (RPPS). Questa incertezza normativa apre la porta a situazioni in cui la pratica può produrre l’opposto di ciò che promette.
Sofrologia e quadro giuridico: una professione non regolamentata
Chiunque può, in teoria, apporre la parola “sofrologo” su una targa o un sito internet. Nessuna autorità verifica il volume orario di formazione né la qualità pedagogica del corso seguito. Esistono certificazioni private (RNCP, etichette di federazioni), ma rimangono facoltative.
La conseguenza diretta riguarda la sicurezza delle persone accompagnate. Un professionista mal formato può ritardare un intervento medico necessario, facendo credere che il rilassamento sia sufficiente di fronte a sintomi che richiedono una diagnosi clinica. Il rischio non proviene dalla metodologia stessa, ma dall’assenza di salvaguardie all’ingresso della professione.
La legge francese n° 2024-420 del 10 maggio 2024 ha inoltre creato un reato specifico volto a provocare l’abbandono o l’astensione da cure. Questa evoluzione legislativa riguarda direttamente i professionisti del benessere che presentano le loro sedute come un’alternativa a un trattamento medico. Diversi punti sviluppati in gli articoli su Soin Et Compassion dettagliano queste questioni normative e le loro implicazioni concrete per i consulenti.

Rapporto dell’Inserm sulla sofrologia: prove ancora fragili
Il rapporto dell’Inserm pubblicato il 20 febbraio 2021, a partire da una valutazione condotta nel 2020, costituisce il riferimento francese più citato. Le sue conclusioni meritano di essere lette senza filtri.
Gli studi disponibili erano troppo pochi e troppo eterogenei per confermare o escludere l’efficacia della sofrologia sui disturbi che pretende di alleviare (stress, dolore, disturbi del sonno). Ancora più preoccupante: la tolleranza e gli effetti indesiderati erano anch’essi insufficientemente documentati.
Questa constatazione non significa che la sofrologia sia pericolosa. Significa che nessuno può affermare con certezza che sia priva di rischi, in mancanza di dati solidi. I riscontri sul campo divergono su questo punto: alcuni professionisti riportano benefici netti nei loro consulenti, mentre la letteratura scientifica non riesce a isolare ciò che appartiene alla metodologia e ciò che appartiene all’effetto relazionale o placebo.
Cosa cambia per il consulente la mancanza di dati
Una persona che soffre di disturbi d’ansia severi, di sintomi depressivi o di dolori cronici non ha alcuna garanzia basata su prove che la sofrologia migliorerà il suo stato. Se questa persona sceglie la sofrologia al posto di un supporto psicologico o psichiatrico, il rischio di perdita di opportunità diventa reale.
La sofrologia non può né diagnosticare né trattare una malattia. È un quadro legale, non un’opinione. Qualsiasi professionista che lascia intendere il contrario oltrepassa una linea che la legge di maggio 2024 sanziona ora esplicitamente.
Effetti indesiderati durante e dopo una seduta di sofrologia
Gli esercizi di respirazione guidata e di rilassamento profondo non sono innocui dal punto di vista fisiologico e psicologico. Possono verificarsi diversi tipi di reazioni:
- Un’iperventilazione legata a una respirazione troppo intensa o troppo lunga, provocando vertigini, formicolii, sensazione di oppressione toracica. Queste manifestazioni sono generalmente brevi ma possono essere ansiogene, soprattutto in persone già soggette a crisi di panico.
- Un’emozione imprevista. Il rilassamento muscolare e il rilascio della vigilanza mentale possono far riemergere ricordi dolorosi o emozioni represse. In assenza di formazione in psicopatologia, il sofrologo non ha gli strumenti per contenere questa scarica.
- Un’ansia paradossale scatenata dal rilassamento stesso. Alcune persone abituate a uno stato di tensione permanente vivono il rilascio come una perdita di controllo, il che aggrava temporaneamente la loro ansia anziché ridurla.
- Una stanchezza marcata nelle ore successive alla seduta, a volte accompagnata da cefalee o da una sensazione di galleggiamento.
Questi effetti non sono sistematici. Riguardano maggiormente le persone con precedenti psichiatrici, traumi non trattati o una fragilità psicologica identificata. Il problema si presenta quando il professionista non pone alcuna domanda preliminare sullo stato di salute del consulente.

Derive e dominio: il rischio di sostituzione alle cure convenzionali
Il rischio più grave non è fisiologico. Si trova nel percorso di cura del consulente. Un sofrologo che incoraggia, anche implicitamente, l’interruzione di un trattamento farmacologico o il rinvio di una visita medica espone la persona a un deterioramento del suo stato.
Le situazioni più documentate dagli organismi di vigilanza (Miviludes in particolare) riguardano professionisti che accumulano sofrologia e altre pratiche non convenzionali, e che costruiscono progressivamente un discorso di sfiducia nei confronti della medicina. Il passaggio al dominio raramente avviene in modo brusco, ma attraverso una successione di suggerimenti che isolano il consulente dal suo percorso di cura abituale.
Segnali di allerta concreti da riconoscere
Alcuni indizi permettono di identificare una pratica problematica:
- Il professionista sconsiglia di parlare delle sedute al proprio medico curante.
- Propone un numero di sedute molto elevato senza obiettivo definito, creando una forma di dipendenza.
- Formula promesse di guarigione su patologie diagnosticate (cancro, depressione severa, disturbi neurologici).
- Rifiuta di lavorare in complementarità con un professionista della salute.
Un sofrologo competente indirizza verso un medico non appena la situazione supera il proprio campo di competenza. Questo limite è il primo criterio di serietà da verificare prima di intraprendere un accompagnamento.
La sofrologia può apportare un complemento utile nella gestione dello stress, della respirazione o nella prevenzione di alcuni disturbi funzionali. Questo potenziale beneficio non esime da una vigilanza attiva sulla scelta del professionista, la trasparenza della sua formazione e il mantenimento del legame con il percorso medico convenzionale. I dati disponibili non consentono ancora di tracciare un confine netto tra beneficio e rischio, il che rende questa vigilanza ancora più necessaria.



